20 luglio 2011

Crossover Generation: Vendicatori Divisi


Il primo argomento che voglio trattare su questo blog riguarda il Marvel Universe. La rubrica che inauguro oggi si occuperà della storia recente di questo mondo editoriale, quella che molti amano chiamare Crossover Generation. Da qui il nome ;D
Voglio dedicarmi innanzitutto ad una introduzione all’universo Marvel moderno che un qualunque neofita, entrando oggi per la prima volta in una fumetteria, si troverebbe davanti, e che, senza una adeguata preparazione, risulterebbe per lo meno difficile da comprendere appieno.

L’universo Marvel è sempre stato regolato da un canone preciso ed affidabile. Prima degli anni duemila il metodo utilizzato dagli sceneggiatori era il classico “La quiete prima della tempesta”, ovvero consisteva nel mostrare i Vendicatori (o Devil, o Wolverine, insomma, non importa chi) in una situazione di quiete, o, per dirla come va detta, di cazzeggio totale. Poi, improvvisamente, una grande minaccia (che mette in pericolo il mondo, o meglio, l’America) salta fuori dal nulla e i nostri eroi corrono a risolverla. Terminata la missione, si torna a cazzeggiare fino alla prossima emergenza nazionale. Tutto questo, ripetuto per oltre 450 numeri. Sento già il rumore delle palle che si gonfiano al solo pensiero.

Non che ciò avvenisse senza un buon motivo: in quel periodo vigeva ancora la convinzione che cambiare scrittore ad ogni arco narrativo desse imprevedibilità e freschezza alla serie. Sì, certo, poteva anche esserci una logica dietro questo ragionamento, ma sta di fatto che ciò comportasse anche enormi refusi all’interno della continuità della serie stessa: parlo di personaggi dipinti prima come schivi ed asociali al punto da non fidarsi dei propri compagni, ma che poi girano tranquillamente a viso scoperto, o ancora che riacquistano braccia perse due numeri prima, il tutto senza uno stracco di spiegazione.Gli scrittori erano costretti a lavorare senza poter fare nulla di significativo al personaggio: avevano un impiego durante il quale veniva data loro carta bianca, ma al termine del periodo trascorso su quell’arco narrativo, dovevano tassativamente restituire il personaggio alla condizione in cui l’avevano trovato. Della serie: “Ecco, questo è Spider-man, in questi sei mesi puoi farci quello che vuoi, ammazzalo pure, se ti va, ma basta che alla fine trovi un modo per resuscitarlo e ridarcelo vivo e allegro come prima”. Questo susseguirsi di continui “status quo” finì inevitabilmente per rivelarsi ripetitivo (ma no?), ma le vendite negli anni ‘90 andavano a gonfie vele (anche se la crisi era all’orizzonte), e si decise di proseguire in questo modo ancora per anni.

Poi arrivò Brian Michael Bendis.

C’è chi lo ama, chi lo odia, sta di fatto che quest’uomo è stato il fautore della rivoluzione del Marvel Universe così come era conosciuto all’inizio del 2000. Ma andiamo con ordine.
Tutto inizia dalla fine, per la precisione dalla fine del più importante e famoso gruppo di eroi della Casa delle Idee: i Vendicatori, gli “eroi più potenti della Terra”. Da sempre, tra un momento di cazzeggio e l’altro, i Vendicatori (la cui formazione era arrivata, negli anni, a comprendere a turno più o meno tutti i cazzo di eroi più importanti della Marvel) erano sempre stati impegnati a sconfiggere il cattivone di turno, fosse egli Ultron, Kang il conquistatore, il Teschio Rosso o Loki, il fratellastro di Thor. Dopo ogni battaglia, si poteva star certi che prima o poi il bastardo sarebbe tornato per un secondo round.

Tavola tratta da Avengers: Red Zone, una saga precedente a Disassembled.
Qualcuno si ricorderà che al Teschio Rosso viene spaccata in due la mandibola?
Ovviamente no.
Questo, pare, dava stabilità alla serie e infondeva sicurezza nei lettori. Bendis si fece una grassa risata e disse “Non avete capito proprio un cazzo!”. E aveva ragione! Il metodo dello status quo aveva già fatto il suo tempo negli anni ’90, era ora di cambiare approccio. Ma come fare a dare una svolta ad una serie importante come quella dei Vendicatori, punto cardine del Marvel Universe da innumerevoli anni? Semplice: bisognava sciogliere i Vendicatori.

Nasce così l’evento che sarebbe andato a comporre il tassello iniziale della nuova era dei supereroi: AVENGERS DISASSEMBLED, o “Vendicatori Divisi” nella nomenclatura italiana.
La cover del primo volume
L’evento fu il ponte di connessione tra il vecchio ed il nuovo ordine all’interno della Marvel: basti pensare a come l’incipit della storia sia esattamente identico a quello delle storie degli anni addietro: all’interno della loro storica villa, i nostri si prendono un tè, mangiano cazzate e ascoltano Clint Barton (in arte Hawkeye, “Occhio di Falco”) che racconta di come abbia sempre sognato di scoparsi Madame Hydra, una delle nemiche del gruppo (in particolare di Capitan America).
Puro idillio cazzeggiante. Se non che (e siamo appena a pagina due!) l’allarme della villa suona e tutti si precipitano ai monitor, dove vedono comparire dal nulla Jack Hart (il Fante di Cuori), deceduto mesi addietro, che si appresta ad entrare nel perimetro del loro rifugio.
A quel punto Scott Lang (l’attuale Ant-man, personaggio ai tempi molto amato dal pubblico per il suo carattere simpatico ma determinato) gli si fa incontro, convinto di aver ritrovato un amico che credeva morto, e... Jack Hart esplode, devastando il giardino della villa e uccidendo sul colpo Ant-man.
Siamo a pagina otto, e uno dei membri del gruppo più amati è già morto. La scossa del cambiamento può essere percepita già da questa introduzione, che nel 2004 parve essere così “sbagliata” ma allo stesso tempo così tremendamente necessaria.

Proseguendo nella lettura la situazione sembra diventare sempre più drammatica: Tony Stark (Iron Man, per quei due poveretti che non lo conoscono) impazzisce durante una conferenza ONU e minaccia di morte un segretario di stato; la Visione (droide senziente da sempre pilastro del gruppo), di ritorno da una missione si schianta sulla villa con un jet e dichiara di essere stato vittima di un overdrive dei suoi sistemi, subito prima vomitare dalla bocca ben cinque copie di Ultron, l’intelligenza artificiale arcinemica dei Vendicatori; She-Hulk (Jannifer Walters, cugina di Hulk con parte dei suoi poteri) va fuori di testa e uccide la Visione strappandola in due, per poi scagliarsi con rabbia contro i suoi stessi compagni, mandando Wasp in coma e ferendo gravemente lo stesso Capitan America.

L'estremamente sexy (?) She-Hulk, impazzita, uccide Visione
Insomma, non esattamente una domenica pomeriggio ideale. Il tutto concluso da due voci nell’oscurità, che discutono di come i Vendicatori “non abbaino ancora sofferto abbastanza”. Insomma, ce n’è a sufficienza per sconvolgere qualunque lettore della saga, e allo stesso tempo per spingere chiunque a comprare istantaneamente il secondo capitolo il mese successivo.
La storia da lì in poi diventa ancor più oscura: dal nulla compare un’intera flotta di navi da invasione dell’impero alieno dei Kree, e durante la battaglia Hawkeye, in assoluto uno dei più amati membri del gruppo, si lancia con un jetpack contro il reattore della nave ammiraglia, uccidendosi e facendola esplodere. Dopodiché, gli alieni, senza alcun motivo apparente, fuggono.

Hawkeye, ferito, sceglie un sacrificio onorevole piuttosto che
una morte inutile.
Sempre più sconvolti, i Vendicatori non possono che ascoltare le parole del Dottor Strange (stregone dimensionale supremo) che spiega loro come tutti gli eventi accaduti al gruppo nelle ultime ore abbiano una fortissima matrice magica. E da qui sorge la rivelazione finale: l’unica persona dotata di un potere magico tale da alterare tanto profondamente la realtà non è un nemico dei Vendicatori, ma è lei stessa una di loro: Wanda Maximoff, figlia del mutante Magneto, conosciuta col nome di Scarlet, che già da tempo mostrava segni di squilibrio e di incapacità di controllo sui propri poteri.

Nell’epilogo della vicenda il gruppo affronta le proprie nemesi più pericolose, materializzate dalla magia di Scarlet, disposta a tutto pur di proteggere i figli (non biologici, ma creati da lei stessa con la magia) da quelli che un tempo considerava amici, ma che le avevano alterato la memoria per paura che potesse perdere il contatto con la realtà e cedere al delirio di onnipotenza causato dal poter far avverare qualunque desiderio e capriccio.
Al termine del confronto Scarlet viene portata via da suo padre, Magneto, pentito di aver mancato ai suoi doveri verso la figlia e deciso a trovare un modo per aiutarla.


Magneto, padre di Scarlet, reclama il corpo privo di sensi della figlia.
Ai Vendicatori non restano che macerie, lutti e dolore: forse si tratta dell’arco narrativo più disarmante della storia del gruppo. E gli eventi da qui in avanti sono destinati a diventare sempre più inaspettati e stupefacenti.

Questo è ciò che caratterizzerà il Marvel Universe da qui in avanti: l’assenza di certezze. Perché il mondo dipinto da Bendis non lascia spazio alla comodità degli stereotipi.
E in una realtà dove niente è come sembra, la rivoluzione è sempre dietro l’angolo.



Nel prossimo volume di Crossover Generation vi parlerò di come gli eventi di Vendicatori Divisi porteranno al più sconvolgente evento Marvel del decennio: House of M!

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